Finalborgo
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Un'introduzione concisa a Finalborgo, alla sua geografia, storia e cultura.
Introduzione
Finalborgo è uno dei tre nuclei urbani che formano l’abitato di Finale Ligure, in provincia di Savona. Comune autonomo fino al 1927, fu poi accorpato a Finale Pia e Finalmarina per costituire l’odierno comune. Il patrono è san Biagio e i suoi abitanti sono i finalborghesi.
È stato costruito nell’entroterra di proposito. L’abitato fu sviluppato nell’entroterra finalese e non direttamente sul mare per essere più protetto contro i possibili sbarchi saraceni, in un luogo facilmente difendibile: la confluenza del torrente Aquila col Pora, i cui alvei costituiscono un unico fossato naturale.
Il suo massimo sviluppo l’ha avuto da capitale. Finalborgo è stata la capitale del Marchesato di Finale, governato dai marchesi Del Carretto e poi, nel Seicento, sotto la Spagna. Le mura, le porte e la maglia viaria vengono da lì.
Due cose le danno una vita oltre la storia. L’ex convento domenicano di Santa Caterina ospita il museo archeologico del Finale, aperto dal 1931 e che documenta oltre 350.000 anni di presenza umana in questo territorio. E il calcare intorno porta oltre 4.000 vie di arrampicata attrezzate, quindi il borgo funziona da base oltre che da monumento. È associato a I borghi più belli d’Italia.
Domande frequenti
Finalborgo è un paese a sé?
Oggi no. È uno dei tre nuclei urbani che formano l’abitato di Finale Ligure, con Finalmarina e Finale Pia. È stato comune autonomo fino al 1927, quando i tre furono fusi. Prima di allora era stato la capitale del Marchesato di Finale.
Perché il campanile è più antico della chiesa?
Perché la chiesa gli è stata ricostruita intorno. La basilica gotica del 1372-1375 fu danneggiata nel tardo Cinquecento ed era diventata troppo piccola, così fu quasi interamente demolita a metà del XVII secolo e sostituita da un edificio nuovo ruotato di novanta gradi, costruito fra il 1633 e il 1650 da Andrea Storace. La chiesa nuova conservò il campanile ottagonale originario con le sue sottili bifore, e parte dell’abside gotica sopravvive nello spazio fra la chiesa nuova e le mura.
Il convento è stato davvero un carcere?
Sì, dal 1864 al 1965. Santa Caterina fu fondata nel 1359 e abitata dai domenicani dal 1381 fino alla soppressione napoleonica del 1802; nel 1864 la direzione genovese del Genio militare ricavò celle di rigore dentro il campanile, ciascuna di circa 170 per 90 centimetri. Sono conservate e visitabili, e le loro pareti portano i graffiti dei detenuti: nomi, date e linee per contare i giorni.
Chi ci è stato rinchiuso?
Criminali comuni e detenuti politici. La fonte nomina gli anarchici e socialisti arrestati durante i Moti di Milano di Bava Beccaris nel 1898, così numerosi da essere sistemati in dormitori ricavati giù, nell’ex chiesa conventuale, e, in altra epoca, antifascisti e prigionieri arrestati durante la seconda guerra mondiale.
Perché il paese è nell’entroterra e non sul mare?
Difesa voluta. Fu sviluppato nell’entroterra per essere più protetto contro i possibili sbarchi saraceni, alla confluenza dell’Aquila col Pora, i cui alvei costituiscono un unico fossato naturale. La cinta muraria lo rinforzò a est, sud e ovest; il lato nord era protetto dallo sperone del colle del Becchignolo.
Quanto costa entrare?
Il Museo Archeologico del Finale costa 5 € intero e 3 € ridotto, 10 € famiglia, gratuito sotto i sei anni. La visita al Campanile di Santa Caterina — la torre del carcere — costa 2 €, solo la domenica mattina e su prenotazione telefonica al 019 690020. Per la basilica, il teatro e ogni altro edificio del comune non è pubblicato alcun biglietto.
Verificato su Wikipedia, ottobre 2026.
