Museo di San Francesco, Greve in Chianti
Scopri Museo di San Francesco, Greve in Chianti
Ultimo aggiornamento il 16 ottobre 2026Introduzione
Il Museo d'arte sacra di San Francesco di Greve in Chianti è stato inaugurato il 7 settembre 2002, nel complesso dell'ex convento di San Francesco.
Dal novembre 2003 vi è stato inaugurato l'Antiquarium, dove sono esposti reperti etruschi, romani e medievali rinvenuti nel territorio.
Il museo si sviluppa su due livelli e conserva opere d'arte e suppellettile liturgica proveniente dal territorio. Quella formula è la chiave del luogo: qui quasi nulla è stato fatto per questo edificio. È una raccolta messa insieme dalle chiese di un comune rurale molto esteso.
La visita comincia al piano terra con l'oratorio, prosegue nella sagrestia e sale al primo piano, con opere e suppellettile databili dal XVI al XIX secolo, chiudendosi con la sezione archeologica.
Architettura
Il museo è ospitato nel complesso dell'ex convento di San Francesco, ed è l'edificio a determinare la visita, non il contrario.
L'oratorio è la cappella del convento ed è la prima sala. Conta per un oggetto: il Compianto potrebbe stare ancora sopra l'altare dell'oratorio dov'era stato pensato, cosa che nessun pezzo museale ricollocato può vantare.
La sagrestia segue, e funziona ancora come l'ambiente in cui si tengono paramenti e argenti: qui i paramenti sacri sono esposti accanto alla croce reliquiario e al vetro dipinto.
Il primo piano è spazio museale convenzionale, con opere e suppellettile liturgica databili dal XVI al XIX secolo, e si chiude con la sezione archeologica.
L'impianto è dunque: una cappella usata come cappella, una sagrestia usata come sagrestia e un piano sopra usato come galleria. Due ambienti su tre fanno grosso modo quel per cui erano stati costruiti.
Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo
Il museo non è stato costruito: è stato installato dentro un convento, e la raccolta è stata radunata, non commissionata.
Il contenitore è l'ex convento di San Francesco, adattato e aperto il 7 settembre 2002.
Il contenuto è arrivato da fuori. Le fonti associano una chiesa a quasi ogni pezzo importante: San Pietro a Sillano, Santa Croce, Santa Maria a Cintoia, San Martino a Sezzate, Santo Stefano a Montefioralle, la badia di Montescalari.
Un oggetto potrebbe non essersi mai mosso. Il Compianto della bottega di Baccio da Montelupo forse ha mantenuto la sua ubicazione originale sopra l'altare dell'oratorio.
E un oggetto è stato assemblato in due tempi. La cornice in terracotta invetriata a festoni del Compianto fu realizzata nel 1515-1520 e inserita successivamente, attribuita alla bottega dei Buglioni: anche il pezzo centrale è dunque un composito, e le fonti lo dicono chiaramente.
L'ala archeologica è arrivata per ultima, nel novembre 2003.
Domande frequenti
Quando ha aperto? Il 7 settembre 2002, nel complesso dell'ex convento di San Francesco. L'Antiquarium è seguito nel novembre 2003.
La grande terracotta è una Deposizione? No: è il Compianto sul Cristo morto, della bottega di Baccio da Montelupo. Le fonti che la chiamano Deposizione seguono la voce sul paese e non quella del museo.
La cornice fa parte della stessa opera? No. La cornice a festoni in terracotta invetriata fu realizzata nel 1515-1520 e inserita successivamente, attribuita alla bottega di Benedetto e Santi Buglioni.
Qual è l'oggetto più insolito? Probabilmente la Pace della bottega degli Embriachi — avorio intagliato, dipinto e dorato con legno intarsiato, XIV-XV secolo — che è sprovvista del Crocifisso al centro.
Da dove viene la raccolta? Da chiese di tutto il comune: San Pietro a Sillano, Santa Croce, Santa Maria a Cintoia, San Martino a Sezzate, Santo Stefano a Montefioralle e la badia di Montescalari.
Che cosa c'è nella sezione archeologica? Reperti del territorio, fra cui una piccola protome taurina in bronzo, monete in bronzo, frammenti di anfore e orci e pesi da telaio e da pesca.
Quanto costa e quando è aperto? Nessuna delle due cose risulta pubblicata nelle fonti di questa pagina. Telefonate al comune, 055 85451, prima di andare.
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