
Stadio di Domiziano
Stadio di Domiziano caratteristiche del sito
Ultimo aggiornamento il 6 ottobre 2026Lo stadio
Lo Stadio di Domiziano è uno scheletro di laterizio sepolto a circa 4,50 metri sotto piazza Navona, e ciò in cui si entra — quando il sito è aperto — non è uno stadio ma le sostruzioni che reggevano le gradinate: una serie bassa, voltata e illuminata artificialmente di ambienti e passaggi in laterizio, freschi e asciutti, con la piazza moderna direttamente sopra.
Il laterizio è tutto il materiale. Muri di piccoli mattoni romani piatti, posati a corsi regolari, si impostano in volte e rientrano nel buio; le superfici oggi sono nude, benché l'edificio fosse originariamente costruito in laterizio rivestito di stucco modanato e colorato, e la facciata e i pilastri interni dell'ambulacro fossero in travertino.
La pianta si legge solo dall'alto. Lo stadio era un edificio di forma rettangolare molto allungata con un'estremità in forma di emiciclo e l'altra rettilinea e leggermente obliqua, lungo 275 metri e largo 106 — proporzioni impercettibili da dentro un frammento, ma che piazza Navona traccia esattamente a livello stradale, con il suo capo nord curvo sopra l'emiciclo.
La capienza era media, per gli standard romani. Circa 30.000 spettatori, contro i 50/60.000 del Colosseo.
E in questo momento non c'è nulla da vedere. L'area Archeologica è chiusa per lavori di restauro: l'unica versione dello stadio disponibile è quella tracciata nella pavimentazione sopra.
Punti salienti
La pianta di piazza Navona
La piazza sta esattamente sopra lo stadio, a circa 4,50 metri, e ne conserva l'emiciclo a un capo e l'estremità rettilinea e leggermente obliqua all'altro.
Le sostruzioni
Ciò che resta sottoterra: la muratura che reggeva le gradinate.
Le dimensioni
275 metri per 106, per circa 30.000 spettatori — il Colosseo ne conteneva 50/60.000.
I materiali
Laterizio rivestito di stucco modanato e colorato; facciata e pilastri interni dell'ambulacro in travertino.
L'Odeon
Costruito appositamente nelle vicinanze per le sfide musicali e di poesia.
Il programma delle gare
Corsa, lotta, pugilato, pancrazio — in cui tutto era ammesso tranne mordere e graffiare — e pentathlon: disco, giavellotto, salto in lungo, corsa dello stadio e gara di lotta.
Le insegne dell'imperatore
Una toga purpurea e una corona d'oro con l'effigie di Giove, Giunone e Minerva.
Quanto valeva la vittoria
Cittadinanza romana, privilegi fiscali o esenzione dal servizio militare — a differenza di gladiatori e venatores, la cui condizione sociale era di infimo livello.