
Palazzo Barberini
Palazzo Barberini Cronologia Storica
Ultimo aggiornamento il 29 settembre 2026Una vigna, poi una villa Sforza, poi la sede di una famiglia papale: costruita da tre architetti che non erano del tutto d’accordo fra loro.
Cronologia
- 1549 circa — il cardinale Alessandro Sforza acquista il giardino con vigna del cardinale Rodolfo Pio da Carpi sul Quirinale, e gli Sforza vi costruiscono un palazzetto su un terreno in pendenza e semiurbano. Impatto strutturale: dove sorgerà il palazzo c’è una villa modesta. Cosa si vede oggi: l’ala Sforza, verso piazza Barberini: non fu mai abbattuta.
- — Maffeo Barberini (Firenze 1568 – Roma 1644) è eletto papa e prende il nome di Urbano VIII. Impatto strutturale: ancora nessuno, ma la famiglia ha improvvisamente i mezzi e il motivo per costruire. Cosa si vede oggi: le tre api dello stemma Barberini, sotto il triregno e le chiavi, ovunque nell’edificio.
- — Urbano VIII compra il sito da Alessandro Sforza, duca di Segni, per i nipoti appena investiti di onori e incarichi, e incarica Carlo Maderno — allora impegnato ad allungare la navata di San Pietro — di costruire la residenza di famiglia. Impatto strutturale: il programma è fissato: racchiudere la villa Sforza in un grande blocco sul modello di palazzo Farnese. Cosa si vede oggi: la scala dell’edificio, che è un’ambizione da Farnese e non da villa.
- — Maderno comincia, assistito dal nipote Francesco Borromini. Impatto strutturale: invece di demolire la villa, Maderno la ingloba, collegando l’ala Sforza a un’ala parallela con un salone centrale e ottenendo l’innovativa pianta a H. Cosa si vede oggi: la forma ad ali aperte, e un fronte-giardino che si comporta da villa suburbana attaccata a un palazzo urbano.
- — Maderno muore. Borromini viene scavalcato e la direzione dei lavori va a Gian Lorenzo Bernini, giovane prodigio allora noto soprattutto come scultore. Borromini resta comunque in cantiere e i due lavorano insieme. Impatto strutturale: due menti architettoniche molto diverse operano sullo stesso edificio. Cosa si vede oggi: le due scale — quella a pozzo quadrato del Bernini e quella ovale elicoidale del Borromini — che sono la discussione tradotta in pietra.
- Anni Trenta del Seicento — Pietro da Cortona dipinge la volta del salone con l’Allegoria della Divina Provvidenza e del potere barberiniano. Impatto strutturale: il salone centrale diventa il senso dell’intero edificio. Cosa si vede oggi: un vasto panegirico divenuto il modello delle volte di palazzi e chiese in tutta Europa, la cui influenza si legge fino a Sant’Ignazio.
- 1822-1834 — lo scultore danese Bertel Thorvaldsen tiene uno studio nelle scuderie del palazzo. Impatto strutturale: nessuno sull’edificio. Cosa si vede oggi: il monumento a lui dedicato che il palazzo conserva.
- XX secolo — il palazzo diventa sede della Galleria Nazionale d’Arte Antica. Impatto strutturale: una residenza privata è convertita in galleria nazionale. Cosa si vede oggi: Raffaello, Caravaggio e Holbein appesi nelle stanze in cui vivevano i Barberini.
Verificato su Wikipedia, settembre 2026.