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Galleria Doria Pamphilj in Roma - Goparoo

Galleria Doria Pamphilj

Scopri Galleria Doria Pamphilj

Ultimo aggiornamento il 29 settembre 2026
8.7 /10
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Panoramica

La Galleria Doria Pamphilj è una grande collezione d’arte privata nel Palazzo Doria Pamphilj, fra via del Corso e via della Gatta, con ingresso principale sul Corso. Palazzo e collezione sono tuttora proprietà della famiglia principesca romana Doria Pamphilj, e il palazzo è probabilmente il più grande di Roma ancora in mani private.

La raccolta è stata formata dal Cinquecento in poi dalle famiglie Doria, Pamphilj, Landi e Aldobrandini, unite nel tempo da matrimoni e discendenza sotto il cognome semplificato. Gran parte proviene dal Palazzo Pamphilj di Innocenzo X a piazza Navona, che la lasciò al nipote Camillo Pamphilj. Salvo eccezioni precedenti e successive, il nucleo è di opere del Cinque e del Seicento, in buona parte di qualità eccezionale.

Il capolavoro è il Ritratto di Innocenzo X di Diego Velázquez, il papa che, come cardinale Giovan Battista Pamphilj, era della famiglia. Velázquez non idealizza il volto e non è nemmeno impietoso. Dal 1927 il dipinto è esposto in una saletta appositamente dedicata insieme al busto scolpito dello stesso uomo da Gian Lorenzo Bernini.

La collezione principale è esposta negli appartamenti di rappresentanza, e le visite si concludono spesso con concerti di musica barocca e rinascimentale.

Introduzione

La Galleria Doria Pamphilj è una grande collezione d’arte privata nel Palazzo Doria Pamphilj, fra via del Corso e via della Gatta, con ingresso principale sul Corso. Palazzo e collezione sono tuttora proprietà della famiglia principesca romana Doria Pamphilj, e il palazzo è probabilmente il più grande di Roma ancora in mani private.

La raccolta è stata formata dal Cinquecento in poi dalle famiglie Doria, Pamphilj, Landi e Aldobrandini, unite nel tempo da matrimoni e discendenza sotto il cognome semplificato. Gran parte proviene dal Palazzo Pamphilj di Innocenzo X a piazza Navona, che la lasciò al nipote Camillo Pamphilj. Salvo eccezioni precedenti e successive, il nucleo è di opere del Cinque e del Seicento, in buona parte di qualità eccezionale.

Il capolavoro è il Ritratto di Innocenzo X di Diego Velázquez, il papa che, come cardinale Giovan Battista Pamphilj, era della famiglia. Velázquez non idealizza il volto e non è nemmeno impietoso. Dal 1927 il dipinto è esposto in una saletta appositamente dedicata insieme al busto scolpito dello stesso uomo da Gian Lorenzo Bernini.

La collezione principale è esposta negli appartamenti di rappresentanza, e le visite si concludono spesso con concerti di musica barocca e rinascimentale.

Architettura

È una casa, non un museo, ed è questo il punto. Il Palazzo Doria Pamphilj corre fra via del Corso e via della Gatta, con il fronte sul Corso adiacente alla chiesa di Santa Maria in Via Lata. È cresciuto nei secoli per accumulazione — palazzi arrivati con i matrimoni, ali aggiunte ad ali — ed è probabilmente il più grande palazzo di Roma ancora in proprietà privata.

Gli interni sono settecenteschi, i dipinti in gran parte più antichi. I lavori attorno al matrimonio sabaudo del 1767, diretti dall’architetto trapanese Francesco Nicoletti, diedero agli appartamenti di rappresentanza buona parte del carattere attuale. Si percorrono quindi sale del Settecento appese con quadri del Cinque e del Seicento: l’inverso della disposizione museale consueta, dove l’edificio è più antico di ciò che contiene.

L’allestimento è storico, non curatoriale. I dipinti sono accostati cornice a cornice, su più registri, sopra busti e statue romane antiche su basamenti. Nulla è distanziato per la contemplazione e le didascalie sono minime. È così che appariva una collezione privata prima che le gallerie pubbliche insegnassero a tutti ad appendere ad altezza d’occhio con un metro di parete fra le opere, ed è la ragione più forte per prendere l’audioguida.

La Galleria degli Specchi è il pezzo forte. La seconda galleria, rivestita di specchi, ospita i ritratti di Velázquez e Bernini, statue romane antiche e il Passaggio del Mar Rosso di Antonio Tempesta. Vi si aprono le salette — del Seicento, del Cinquecento, del Quattrocento — ciascuna con il suo secolo.

Come è Stato Costruito e Si è Trasformato nel Tempo

La collezione è stata costruita per via matrimoniale, ed è per questo che sono quattro collezioni. Dal Cinquecento in poi le famiglie Doria, Pamphilj, Landi e Aldobrandini raccolsero ciascuna dipinti, arredi e sculture, e quelle famiglie furono poi unite da matrimoni e discendenza sotto il cognome semplificato Doria Pamphilj. Il risultato non è una collezione con un gusto, ma una collezione con una genealogia.

La più grande eredità singola venne da un papa. Il cardinale Giovan Battista Pamphilj divenne Innocenzo X nel , e i dipinti e gli arredi del suo Palazzo Pamphilj a piazza Navona passarono al nipote Camillo Pamphilj. Camillo fece poi ciò che un nipote romano non doveva fare: sfidando la madre Olimpia Maidalchini — cognata, confidente e consigliera del papa — rinunciò al cardinalato conferitogli dallo zio e sposò la vedova Olimpia Borghese, nata Aldobrandini. Lei portò con sé il Palazzo Aldobrandini.

L’edificio è cresciuto come la collezione. Il palazzo si è ampliato nei secoli assorbendo ciò che arrivava, ed è così che è diventato probabilmente il più grande di Roma ancora privato. Occupa un intero isolato, da via del Corso fino a via della Gatta, con il fronte sul Corso addossato alla chiesa di Santa Maria in Via Lata.

Le sale che si percorrono sono settecentesche. Attorno al matrimonio del fra un Doria Pamphilj Landi e la principessa Leopoldina Maria di Savoia, figlia di Luigi Vittorio principe di Carignano, i lavori furono diretti da Francesco Nicoletti, architetto di Trapani. Gli appartamenti di rappresentanza assunsero la forma attuale, e i quadri più antichi vi furono ricollocati.

L’ultimo cambiamento di rilievo riguardò una sola stanza, nel 1927, quando il Velázquez fu spostato in uno spazio dedicato insieme al busto dello stesso papa del Bernini. È l’unico punto del palazzo in cui l’allestimento è stato pensato attorno a un’opera e non attorno alla parete da riempire — ed è dove quasi ogni visitatore si ferma più a lungo.

Domande Frequenti

Che giorno chiude? Il mercoledì, non il lunedì. Inoltre il 1° gennaio, a Pasqua e il 25 dicembre.

Devo prenotare? Le pagine della galleria non concordano: quella della visita dice che senza prenotazione non si entra, quella della biglietteria dice che le prenotazioni sono consigliate e che senza non si garantisce l’accesso. Prenotate: costa un euro in più e toglie il dubbio.

Quanto costa? €16,00 in biglietteria, €17,00 prenotando online: qui l’online costa di più. I bambini sotto i 12 anni gratis, o €1,00 online.

L’audioguida si paga a parte? No. È compresa nel biglietto, in italiano, inglese, francese e spagnolo.

Qual è il dipinto famoso? Il Ritratto di Innocenzo X di Velázquez. Dal 1927 è esposto in una saletta propria insieme al busto dello stesso papa del Bernini.

C’è un Caravaggio? Due: la Maddalena penitente e il Riposo durante la fuga in Egitto, nella Saletta del Seicento.

Si possono vedere gli Appartamenti Segreti? Non con questo biglietto. Gli Appartamenti Segreti e il Bagno di Diana sono gestiti dal Floridi Doria Pamphilj Trust e vanno prenotati a parte.

È accessibile? La galleria dichiara che l’ascensore non è a disposizione dei visitatori, e la collezione sta al primo piano di un palazzo privato. Chi non può fare le scale telefoni al +39 06 6797323 prima di partire.

Dov’è l’ingresso? Via del Corso 305. Un tempo era a piazza del Collegio Romano, che è quanto dicono ancora le guide più vecchie.

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