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Centrale Montemartini

Centrale Montemartini caratteristiche del sito

Ultimo aggiornamento il 5 ottobre 2026
7.8 /10
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Centrale Montemartini site plan

Il museo

La Centrale Montemartini è una centrale elettrica con dentro scultura romana, e le macchine non sono mai state portate via. È tutta l'esperienza: dèi di marmo bianco davanti a impianti di ferro nero, illuminati come in una galleria, in un edificio che produceva elettricità per Roma.

L'edificio è industriale di primo Novecento, e si legge così già dalla strada. Fu costruito nei primi anni del XX secolo su progetto dell'ingegner Corrado Puccioni e inaugurato il 30 giugno 1912 come centrale termoelettrica sulla via Ostiense. Anche il quartiere intorno era di carattere industriale: i mercati generali e il Gazometro lo attestano ancora.

Dentro, l'impianto è l'architettura. C'erano due turbine a vapore con le relative caldaie e motori Diesel della Franco Tosi Meccanica di Legnano; il 21 aprile 1933 vi furono inaugurati due motori Diesel Tosi da 7.500 cavalli, in sostituzione dei precedenti. Sono queste le masse contro cui oggi sta la scultura: cilindri chiodati, passerelle, tubazioni e quadranti, conservati e non rimossi.

Il percorso parte da una sala che prende nome dalle sue colonne e si svolge su più livelli. La visita corre dalla Sala Colonne al piano terra verso l'alto, con gli spazi espositivi distribuiti su più livelli, tutti accessibili.

La scultura è capitolina, e arrivò qui come soluzione provvisoria che è rimasta. La storia del museo comincia nel 1997 con il trasferimento di una selezione di sculture e materiali archeologici dalle collezioni capitoline, spostati per non sottrarre le opere al pubblico durante i lavori. La mostra che ne nacque, «Le Macchine e gli Dei», aprì nell'ottobre 1997 con un allestimento audace che per la prima volta accostava le due cose. Doveva essere temporanea. Diventata permanente, è stata arricchita di nuovi spazi e nuovi reperti archeologici.

Due pezzi sono indicati come i capolavori. La Statua di Marsia dalla Villa delle Vignacce e la Statua di Musa: Polimnia.

Le macchine sono sopravvissute a più dell'obsolescenza. La centrale scampò ai bombardamenti alleati nella Seconda guerra mondiale e, dopo mezzo secolo di attività, divenne obsoleta e, non più economicamente sostenibile, fu dismessa. Acea condusse poi la riconversione dell'impianto storico, restaurando le macchine e adattando la fabbrica al nuovo uso: è per questo che sembrano mantenute e non abbandonate.

Prende nome da una persona, non da un luogo. Giovanni Montemartini fu assessore ai servizi tecnologici nell'amministrazione Nathan.

L'accessibilità è curata in modo insolito. Un percorso tattile LOGES collega l'ingresso di via Ostiense 106 all'ingresso del museo, un percorso senza barriere attraversa il cortile interno, entrambi gli ascensori hanno annunci vocali e i visitatori sordi possono accedere ai contenuti in Lingua dei Segni Italiana tramite l'app del museo.

Orari e prezzo: dal martedì alla domenica, 9.00-19.00, ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; 11,00 euro intero e 6,50 ridotto acquistando in giornata alla biglietteria. Una Capitolini Card valida 7 giorni comprende questo museo insieme ai Musei Capitolini.

Punti salienti

La Sala Macchine

Due motori diesel Franco Tosi da 7.500 HP, installati nel 1933, che corrono per tutta la lunghezza della sala con la scultura classica schierata in mezzo. È la vista per cui il museo esiste, e si legge meglio dalla passerella in alto che dal pavimento.

La Sala Caldaie

Costruita alla fine degli anni Trenta per ospitare una terza turbina destinata a un’esposizione universale mai avvenuta. Oggi accoglie gran parte della scultura migliore del museo, fra cui la Statua di Musa: Polimnia dagli Horti Spei Veteris, la Statua di Marsia dalla Villa delle Vignacce e la Fanciulla seduta dagli Horti Liciniani.

Il Ritratto di Cleopatra

Nella Sala Macchine, fra le copie da originali greci: una delle teste più note della collezione, e un utile promemoria che molto di ciò che resta della scultura antica è copia romana più che intaglio greco.

La Sala Colonne

La sala al piano terra che apre la visita, e l’introduzione più gentile: scultura esposta in modo convenzionale, prima che l’edificio cominci a discutere con essa.

Il Treno di Pio IX

Le carrozze del treno papale, con una sala propria dall’ampliamento del novembre 2016. Né classiche né industriali: la terza cosa, un po’ strana, dell’edificio.

L’impianto stesso

Turbine, caldaie, quadri elettrici e carriponte sono stati lasciati al loro posto anziché rimossi, e sono didascalizzati come reperti a pieno titolo. Leggete la sala oltre che le statue.